Il settore suinicolo italiano continua a rappresentare uno degli assi portanti della zootecnia nazionale, ma si trova ad affrontare una fase di profonda trasformazione.
È quanto emerge dal Rapporto-Annuale-2025-integrale dell’ISTAT, che evidenzia come la filiera sia chiamata a confrontarsi con sfide economiche, sanitarie e ambientali sempre più complesse

La concentrazione una tendenza che sta ridefinendo l’organizzazione produttiva della filiera, con imprese sempre più orientate all’innovazione e alla competitività sui mercati internazionali
Suini, patrimonio zootecnico in calo del 15,6% in vent’anni.
Il Nord concentra quasi il 90% degli allevamenti. La consistenza del patrimonio suinicolo italiano continua a ridursi.
Secondo il report pubblicato in questo mese, tra il 2006 e il 2025 il numero di suini allevati in Italia è diminuito del 15,6%, una contrazione sostanzialmente in linea con quella registrata nell’Unione europea (-16,9%).
La diminuzione interessa tutte le aree del Paese, ma il comparto resta fortemente concentrato nelle regioni settentrionali. Nel 2025 il 64,4% dei capi suini è allevato nel Nord Ovest e il 23,3% nel Nord Est, mentre Centro, Sud e Isole rappresentano complessivamente appena il 12,3% della consistenza nazionale.
A livello territoriale, il calo più contenuto si osserva nel Nord Ovest (-1,2%), mentre risulta particolarmente marcato nel Nord Est (-30,5%), nel Centro (-37,4%), nel Sud (-44,9%) e nelle Isole (-24,4%).
L’Istat evidenzia che la riduzione dei capi allevati rientra in un processo di riorganizzazione strutturale del settore, influenzato dalla contrazione dei consumi di carne, dall’aumento dei costi di gestione, dell’energia e delle materie prime, oltre che dagli investimenti richiesti per adeguarsi alle normative su sostenibilità e benessere animale. Anche il fronte delle macellazioni conferma la fase di ridimensionamento del comparto. Tra il 2006 e il 2025 il numero di suini macellati è passato da 13,38 milioni a 9,92 milioni di capi, con una flessione del 25,8%. Nello stesso periodo il peso morto prodotto è diminuito da 15,6 milioni a 13 milioni di quintali, pari a un calo del 16,9%.
Nonostante la riduzione dei volumi, è aumentata l’efficienza produttiva: la resa delle macellazioni è salita dal 80,0% al 82,8%, un incremento di 2,8 punti percentuali.
Secondo l’Istat, il settore suinicolo continua inoltre a distinguersi dagli altri comparti zootecnici per l’elevata intensità produttiva. Il numero dei capi macellati rimane superiore alla consistenza rilevata negli allevamenti, fenomeno legato sia ai cicli produttivi più rapidi del suino sia al contributo degli animali importati dall’estero destinati alla macellazione.
Report completo ISTAT:
Focus_Produzioni-agricole-e-zootecniche_Anno-2025-rev-7-settembre.pdf
Venerdi, 4 settembre 2026/Italia/ISTAT/https/www.istat.it/comunicato-stampa/produzioni-agricole-e-zootecniche-anno-2025/


